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mercoledì 20 marzo 2013

La Botte Piena a Montefollonico

La botte è piena e la pancia pure dopo un'incursione in questo ristorante a due passi da Montepulciano. Sapori antichi, toscani, di salute. Si comincia con una selezione di salumi di cinta senese (e ci siamo risparmiati i formaggi...), accompagnati da una fonduta di pecorino di Pienza con funghi porcini e dal piatto forte: fegatini di pollo al vinsanto! Davvero meravigliosi!
Per continuare siamo passati ai primi, facendoci attrarre dall'offerta di assaggiare il tartufo marzolino appena arrivato (per poi scoprire che probabilmente è stato pescato dal papà di un nostro amico di quelle parti che per diletto va appunto a tartufo rivendendone i frutti ai ristoranti della zona). Questo l'abbiamo mangiato con le tagliatelle all'uovo fatte in casa, buono ma essendo marzolino il suddetto tartufo il gusto non era proprio di quelli avvolgenti. Al contrario i pici con il ragù bianco di anatra erano qualcosa di indimenticabile: la pasta, rigorosamente home made, aveva mantecato a meraviglia il condimento, saporito quanto ben equilibrato.
Per proseguire, ça va sans dire, potevamo resistere all'offerta di una fiorentina in terra di Toscana? Beh, una bella bistecca di brontosauro ci è stata opportunamente presentata prima di essere giustiziata, per essere poi servita decisamente al sangue. Ma la cosa eccezionale è che il sangue non colava affatto: la frollatura era talmente perfetta che neanche una goccia riusciva a fuoriuscire. Roba da essere praticamente halal!
Per concludere in bellezza, non ci siamo fatti mancare neanche il dolce, una crema bruciata giallissima d'uovo vero, davvero buona: rendeva giustizia alle sovrautilizzate creme brulee di cattiva fattura. Poi una zuppa inglese fatta con una specie di dolce di Pasqua, con tanto tanto alchermes. Anche quest'ultima meritava, ma preferivo la prima!

sabato 24 marzo 2012

Il Canniccio a Reggello: sosta dopo gli outlet

Dopo anni che frequento Reggello, finalmente sono riuscita a fermarmi a mangiare in un posto toscano doc, a due passi dagli outlet, grazie a un buon consiglio di un'amica che sia in fatto di cibo che di moda ci capisce! Avvertimento: non pensate neanche per un momento di mangiare prima e andare nei negozi poi... Non vi entrerebbero neanche più le scarpe!!!
Detto questo, vi racconto cosa ci siamo mangiati noi in questo posticino... Per prima cosa abbiamo chiesto un antipasto misto, che si componeva di assaggi di salumi e formaggi, sott'oli, ma soprattutto le ottime salse per condire le bruschette (a dir la verità non abbiamo apprezzato troppo che ci abbiano portato  in abbinamento il pancarrè tostato... con tanto buon pane sciapo toscano...). Comunque, tornando alle salsette, una era un sughetto di pomodoro piccante, mentre l'altra era la mia goduria: patè toscano di fegatini, servito su un set fonduta che lo teneva caldo grazie a una candelina accesa.
Già io ero alla bandiera bianca per la felicità, ma ovviamente non ci siamo fermati qui. Abbiamo proseguito con i primi e in particolare con la specialità della casa: le fettuccine con il tartufo e il cavolo nero. Effettivamente meritavano la fama! Buoni anche i pici con il sugo d'anatra, che si facevano apprezzare soprattutto per la buona consistenza della pasta.
Detto questo, abbiamo provato anche un secondo e ovviamente non potevamo farci mancare un po' di ciccia, ovvero la carne in toscano. Un'intera fiorentina non ci entrava e quindi ci siamo limitati alla parte più pregiata: il filettino! Un filetto ai ferri cotto talmente bene che al taglio non scorreva una goccia di sangue. Mai mangiato così buono!
Al dolce abbiamo rinunciato, ma non ovviamente al vino, Chianti dei colli fiorentini...
Il tutto a una sessantina d'euro in due e devo dire che è un prezzo più che accettabile.

mercoledì 18 maggio 2011

Locanda del Molino a Cortona


Scena: gitarella romantica a Cortona. Dovevamo partire per prendere un caffè nella città di Lorenzo (Jovanotti) Cherubini e invece siamo arrivati praticamente all'ora dell'aperitivo. Abbiamo fatto un giro per i vicoli, visitato la cattedrale e snobbato il Museo Diocesano per il costo (5 euro) e quindi ci siamo accomodati ai tavolini di un bel bar per riposarci e consultare l'I-phone alla ricerca di un ristorante. Opzioni: una specie di wine bar in pieno centro che ci sapeva troppo di turistico, il Falconiere che è un ristorante elegante da oltre 80 euro a cranio e... finalmente troviamo ciò che fa al caso nostro: la Locanda del Molino. Che poi col Falconiere ci è anche parente, dal momento che è non solo una versione low cost (30-40 euro), ma anche una bella "locanda di charme", come essi stessi si definiscono. A dormire nelle camere della locanda ci penseremo un'altra volta, ma per ora siamo rimasti davvero colpiti dalla cucina del ristorante. Già l'ambiente e il servizio parlano molto chiaro: siamo in un posto elegante, ma molto attaccato alla tradizione. Un enorme tavolo centrale ospita i salumi, i cantuccini e le bottiglie di vino (della casa, dal momento che i proprietari di questo locale, i Baracchi, sono anche produttori di olio e vino). Tutto intorno tavoli comodi di legno scuro, con un sapiente gioco di luci che vuole ricordare le taverne di una volta: l'ambiente è complessivamente buio, ma ciascun tavolo è sufficientemente illuminato da un apposito faretto orientato su di esso.
Veniamo alla cucina: il menù è già di per sè un attacco alla dieta. Si comincia con l'antipasto del Molino, nonché con gli abbondanti taglieri di salumi e formaggi... Noi abbiamo preso il primo, che era composto di una decina di assaggini, dalla frittata alla quiche, dalla parmigiana al crostino di fegatini... Una serie di proposte basate prevalentemente su carne e verdura, da apprezzare perché tutte fatte in casa (oltre che tutte buonissime).
Quindi la pasta. Fra varie scelte di "zuppe tradizionali e paste tirate a mano" abbiamo ordinato le "tagliatelle più buone del mondo", accettando la sfida e ponendoci come giudici della veridicità dell'intento. Beh, non si può dire che siamo rimasti delusi: si trattava di ottime tagliatelle fatte in casa (che più che altro sembravano delle pappardelle) con un profumato ragù di coniglio. Niente male.
Ancora i secondi. Innocentemente, pensavamo si trattasse come solitamente è nei ristoranti, delle porzioni più piccole. Quindi ne abbiamo preso uno ciascuno, insieme a un contorno. Errore madornale! Le porzioni di questo ristorante sono complessivamente generose e quelle dei secondi lo sono particolarmente! In ogni caso, ci siamo fatti forza e abbiamo dato fondo anche a questi piatti. Giampiero aveva ordinato la trippa e ne ha mangiato una vera e propria "cofana". Non era aromatizzata alla menta come si fa nel Lazio, bensì molto di più al limone (però sempre con pomodoro). Io invece ho scelto i fritti: pollo, coniglio, agnello e verdurine impanate e fritte. Erano croccantissime e buonissime. Un fritto asciutto e, calorie a parte, per niente pesante. Di contorno ci siamo fatti attirare dalla patata e cipolla cotti nella cenere. Non che fosse fatta male, ma a me la patata non piace, tuttavia la cipolla era fantastica.
Per concludere, un bicchiere di vinsanto (sempre di produzione propria) a cranio e qualche cantuccio home made per accompagnare. Dimenticavo, di vino abbiamo bevuto un bicchiere a testa del loro blend shyraz-merlot: ci è sembrato davvero buono.
Il tutto ci è venuto circa 35 euro a cranio. Però c'è da dire una cosa: questo posto è ideale per una visita in compagnia di amici. Sei persone sarebbe il numero ideale: mettendo al centro tutte le più buone specialità di questo locale!
Qui si può anche dormire, se volete dare un'occhiata al posto ecco il link del sito:

lunedì 21 marzo 2011

Cena in "Compagnia dei Vinattieri" a Siena


Seconda serata a Siena e ancora ci affidiamo ai consigli a "furor di popolo", anche se "a furor di polipo" io devo dire che ho preferito la cena da Divo...
http://ilpolipoaffamato.blogspot.com/2011/03/unesperienza-da-divo-siena.html

Dalle pecette sulla porta si evince che questo locale è stato citato anche dai miei amici del Gambero sulla guida del "Gambero Rosso Low Cost", ma come al solito le valutazioni economiche sono completamente sballate: low cost un corno! Sotto i 30 euro qui non ci si mangia, ma a conti fatti se uno volesse mangiare tutto dall'antipasto al dolce dovrebbe mettere in conto circa 40-50 euro, non di meno. Ovviamente si può benissimo rinunciare a qualche portata, anche perché qui le porzioni sono più che generose.

Cominciamo dal locale, molto bello e gestito da camerieri simpatici e piuttosto competenti, con le loro magliette sulle cui schiene sono stampate frasi molto condivisibili come "la vita è breve, perché sprecarla bevendo vino cattivo?".

Quindi una piccola entreè offerta dalla casa: dei croccantissimi crostini con una gelatina di pomodoro che sapeva di bruschetta (e anche leggermente piccante), accompagnati da un buon bicchiere di prosecco.

Per quanto riguarda la cucina, l'inizio per me è stato più che interessante, con il buonissimo patè di faraona: 3 belle fette di questa specie di terrina spumosa da mangiare con i crostini tostati di accompagnamento. Quindi i primi: io avevo preso i tortelli di piccione con burro bruno, che però non mi hanno fatto impazzire. Erano un po' troppo al dente, la pasta (come è normale per una pasta all'uovo) aveva assorbito tutto il burro e risultava scondita, e il ripieno era buono ma veniva un po' tramortito dallo spessore eccessivo della pasta. Ho quindi fatto un baratto: un raviolo per qualche (parecchi) filo delle tagliatelle con ragù di faraona e pistacchi di mia madre, che invece erano davvero buoni e ben conditi. Per secondo, ho preferito evitare altra carne e assaggiare la selezione di formaggi, fra cui c'erano delle proposte davvero buone anche se, devo criticare, in questo caso non sono stati sufficientemente esposti.

Infine il dolce, cioè una cheesecake al Cointreau. Non era male, ma la fetta era enorme ed ero già provata dal resto della cena, quindi devo ammettere che l'ho mangiata di malavoglia.

Molta attenzione al vino, in questo locale, dove si trovano etichette di tutto rispetto e una vasta selezione. Noi abbiamo bevuto un buon Morellino di Scansano.

Osteria da Divo a Siena


Vox Populi: con ben 124 recensioni positive, il ristorante "Antica Osteria da Divo" di Siena ci è sembrato un indirizzo sicuro... o almeno caldamente consigliato! Certamente non si è trattato di isteria di massa, ma di un'ottima proposta della gastronomia toscana che non solo non ci ha delusi, ma che è entrata a pieno titolo nella categoria: "buoni ricordi gastronomici".
Cominciamo col dire che il locale si trova in pieno centro, a due passi dal bellissimo Duomo di Siena. Bellissima anche la location: un'antica cantina ricavata nel tufo, che risale al tempo degli etruschi. Leggermente umida, ma accogliente e rilassante (anche perché il cellulare non prende neanche una tacca!). L'arredamento è curato, con tavoli di legno molto eleganti e attenzione alla mise en place, che contrasta in maniera divertente con il tocco di kitch che contraddistingue ogni tavolo: il nostro era una specie di statuina greca di musa, nel tavolo affianco c'era un cavallo di simil-cristallo, in quell'altro un vaso di fiori finti e così via.
Passiamo al menù, che si può leggere al seguente link, tanto per farsi un'idea e salivare come il cane di Pavlov, come sto facendo io in questo momento al solo ricordo del piccioncino.
Per quanto riguarda la mia visita, diciamo che abbiamo fatto fuori un'intera voliera, dal momento che abbiamo mangiato tutti i volatili presenti sulla carta!
Io ho cominciato con la quaglietta avvolta nel lardo di colonnata: buonissima. Era morbida e saporita, ben disossata (erano rimasti solo gli ossicini delle coscette) e succosa. Meno indovinata, secondo me, la sfogliatina ripiena con ragù di verdura, che aveva il difetto di rimanere troppo morbida al centro. Anche l'antipasto tipico toscano aveva un bell'aspetto, ma c'era poca maestria, salvo la cura nell'assemblare i salumi locali.
Quindi i primi: i miei pici senesi con ragù di cinghiale erano da bis!!! Saporitissimi, con il cinghiale ben presente a rendere il piatto selvatico. Da mio padre ho assaggiato i cannelloni con ricotta, molto buoni anche loro ma sicuramente meno "etnici".
Fra i secondi il mio piatto preferito: il piccione!!! Mai mangiato così buono, sembrava petto d'anatra affumicata per quanto era saporito... Ottimo l'abbinamento col vinsanto e con l'uva (correttamente snocciolata) e buona anche la verdurina servita di fianco, tagliata a fili tanto sottili da sembrare spaghettini cinesi. Per rimanere sul tema volatili, mia madre ha preso la faraona, ma non l'ho assaggiata.
Infine i dolci: ho preso il torroncino di castagne e cioccolato fondente in cialda di vaniglia, che ha ben concluso la mia esperienza.
Il tutto innaffiato con un buon Rosso di Montalcino... E a letto felici!!! (dopo aver pagato un conto sulle 50 euro a testa).
Il sito, in cinque lingue, è da vedere: ci sono pure le ricette

lunedì 11 ottobre 2010

Un valido motivo per andare a Grosseto


Cronaca di una breve toccata e fuga in Toscana, precisamente in Maremma (qualche weekend fa, ma solo ora riesco a scriverne).
Quando Giampiero ha da fare fuori Roma, io di solito "mi accollo", come dicono a Roma. Questa volta, doppia accollata: io e Paola, fidanzata di Sergio, collega di Giampiero. In pratica, weekend a quattro.
Camminando quatti quatti sull'Aurelia, scorrevano le Terme di Saturnia, le necropoli di Cerveteri, Vulci e Tarquinia, il porto di Civitavecchia dove le navi da crociera ci facevano l'occhiolino, i vari posti di mare da Capalbio all'Argentario...

Infine siamo arrivati a Grosseto, dove non potevamo chiedere subito quale fosse l'indirizzo gastronomico più interessante dei dintorni. Detto fatto: dopo 10 minuti avevamo prenotato un pranzo dagli "Attortellati". La storia racconta che questo locale sia nato dall'intraprendenza del suo corpulento proprietario, da sempre appassionato di cucina. Ed è proprio nella cucina di casa sua che l'attività ha mosso i primi passi. La leggenda vuole che anticamente ricevessero in casa con tanto di stendino con i panni a vista. E' da un po' di anni, però, che gli "Attortellati" gestiscono un locale vero e proprio, rustico ma ben messo. Non erano poche le tavolate di gente del posto che aveva scelto questo posto per festeggiare qualche ricorrenza.

Unico piccolo difetto (probabilmente anche perché faceva caldo ed era tutto aperto), la puzza dei maiali, che dimorano proprio alle spalle del ristorante.

Qui la regola vuole che si mangi a menù fisso: quello che offre la casa, il tutto a 24 euro cad.

Come garanzia di variazione, il menù è esposto all'esterno, scritto a mano su una lavagna.

Per cominciare, salumi e formaggi del luogo... che già bastavano per concludere il pasto! Sull'enorme tagliere, un ottimo prosciutto toscano, un incrocio fra lardo e pancetta, salamino e capocollo, poi un paio di tipi di pecorini serviti con una confettura di fichi da urlo (talmente buona che me la sono anche comprata!). Poi c'erano anche i crostini alla toscana, che essendo di fegato come al solito ce li mangiamo solo noi...

Ancora una serie di antipasti da sventolare subito la bandiera bianca. Si comincia con le cosiddette verdure appetitose, che erano delle melanzane un po' troppo speziate per i miei gusti (ma per gli intenditori di peperoncino erano ottime). Ancora una trippetta buonissima dal gusto delicatissimo. Le polpettine al limone che erano curiose anche solo per il fatto di essere servite appallottolate attorno a un rametto di alloro. E la polenta con i peperoni che è un'idea semplice da riciclare.

E non è mica finita qui... Arriva quindi la zuppetta con fagioli, farro e funghi: un vero classico della cucina toscana. A me il genere non fa impazzire, però era sfiziosa.

Qui purtroppo devo dire che c'è stata una lunghissima interruzione, perché si doveva attendere la cottura dei mitici tortelli, che in un posto che si chiama gli Attortellati non potevano certo mancare! Oltre 20 minuti che hanno avviato irrimediabilmente la digestione facendo salire la sensazione di sazietà. Un errore di strategia.

Finalmente i tortelli, che erano una cosa fenomenale: ripieni di ricotta e spinaci e conditi con un ragù di maiale di cinta senese da fare il bis. Ogni tortello, poi era qualcosa come 10 cm x 10.

Mostruosamente buoni!

A questo punto, però, la bandiera bianca era definitivamente issata. Il coniglio e le patate al latte sono stati pressocché ignorati e il dolce ce lo siamo fatti incartare per non attendere oltre e poter ripartire. Il viaggio per tornare a Roma, poi, è stato quasi epico, con questo senso di pesantezza sullo stomaco... Diciamo che dopo una mangiata del genere ci vogliono almeno 3 ore di sonno (o di camminata).

sabato 10 luglio 2010

Nerbone a Firenze vuol dire lampredotto

Una breve gita in Toscana che si è rivelata una scoperta. Per prima cosa, sosta a Firenze per aspettare gli amici che ci dovevano "raccattare" e portare all'agriturismo a Greve in Chianti. Nell'attesa, perché non concedersi uno spuntino? E soprattutto, dove trovare un buon panino col lampredotto? E se un tempo si chiedeva l'aiuto del pubblico, oggi viene in aiuto la tecnologia. Breve ricerca su internet con i potenti mezzi della tecnica a nostra disposizione e subito il responso: il NERBONE.
Arriviamo quindi al Mercato di San Lorenzo, dove ha sede il Nerbone, e ci stupiamo per la simpatica location che abbiamo trovato: un vecchio mercato rionale interamente dedicato al cibo. Dai negozi che vendono prodotti tipici (un po' ammiccanti per turisti) alle bancarelle più dedicate alla gente del posto (fruttaroli, pescivendoli...). E poi il Nerbone, che è una specie di fast-food alla toscana. Pochi tavoli e un bancone dove si confezionano panini espressi rigorosamente con la "ciccia", cioè la carne, sia essa bollita o in porchetta o arrosto. E qui il panino col lampredotto è d'obbligo, anche se il paninetto con l'arrosto ben unto da tutti e due i lati nell'olio di cottura non è niente male... Ma non mancano i primi e i secondi, le insalate e, perché no, i tozzetti da mangiare col vinsanto.
Ma non è finita... Dopo il nostro soggiorno a Greve, per due giorni in un agriturismo dove si è davvero isolati dal mondo e che non a caso si chiama Rifugium, ci siamo concessi una sosta gastronomica prima di affrontare il viaggio. E dove siamo andati? Naturalmente dal Nerbone, l'originale sulla piazza principale di Greve in Chianti, sotto gli occhi di Giovanni da Verrazzano.
Qui il lampredotto e il bollito non si servono col panino, ma in terrine di coccio fumanti. Certo non proprio estive... A parte questo, bastavano già i copiosi antipasti: dal taglierone di salumi a quello di formaggi, dal fantastico crostino di fegatini di pollo a quello di poppa (avete capito bene, di poppa, cioè di mammella di mucca). Da urlo in particolare la finocchiona, talmente morbida che le fette si sfaldavano, e un pecorino nero rivestito di carbone vegetale. Ottima anche la pappa al pomodoro, peccato che fosse bollente anche quella. Per finire un assaggio di crema al mascarpone condita con gocce di mosto cotto: un abbinamento davvero gradevole e da ripetere.
Come è da ripetere l'avventura nel Chianti. Non a caso è uno dei luoghi più apprezzati in tutto il mondo, fresco anche d'estate e verde da bruciare gli occhi.