martedì 4 maggio 2010

Alchemilla: menù fisso d'alto rango


Un ristorante a prezzo fisso molto diverso dagli schemi correnti. Nonostante la posizione (a metà strada fra il Colosseo e San Giovanni in Laterano)
Alchemilla è quanto di più lontano si possa immaginare dal ristorante che ammicca ai turisti, con una cucina estrosa e molto gourmet.
Ma andiamo con ordine, partendo dall'ambiente. Ho letto su qualche forum critiche all'illuminazione "da centro estetico". Beh, non è proprio così esagerata, ma devo dire che il locale è l'esatto opposto dell'ambientino a lume di candela. I tavoli sono comodi e spaziosi, ben distanziati fra di loro; l'arredamento molto semplice, quasi minimal. Fa contrasto un po' con l'ingresso, tutto in legno, con poltroncine e bottiglie di vino a vista, oltre a decine di libri di cucina, fra i quali spiccano volumi sulla cucina molecolare e su Ducasse, il santo a cui si è votato il giovane chef Francesco Magiar Lucidi.
Visto che il menù è fisso, si comincia tutti insieme: appuntamento alle 21,00. Chi prima arriva, come mi hanno detto al telefono, verrà premiato anche con un aperitivo (un flute di prosecco).
Quindi il menù: 7 portate 7, dall'antipasto al dolce. Avevamo provato a farci un'idea su internet, ma all'arrivo le nostre aspettative sono state disattese, perché il menù non era aggiornato, tuttavia nel cambio non credo che ci abbiamo perso.
In sala due ragazze simpatiche e cordiali, indaffarate con la lunga enunciazione del menù. Ci ha stupito il loro spirito entusiasta, che cercava sempre nuove conferme, chiedendo se ci fossero piaciuti i piatti.
E qui viene quella che a mio avviso è l'unica pecca: Alchemilla è il tipico ristorante che serve piatti che finiscono molto prima del tempo necessario a enunciarne tutto il nome. In altre parole, i nomi dei piatti sono troppo lunghi perché comprendono anche il minimo ingrediente e il contenuto è talvolta ai limiti dell'assaggio. Certo è che, mangiando 7 portate, non si esce certo affamati, a meno che non si è abituati alla porzione di pasta da 200 grammi.
Sicuramente si esce contenti, perché qui la cucina è sì creativa, ma concreta, con sapori che non deludono e materie prime ricercate con sapienza e legate alla stagionalità.
Stringendo un po' sui nomi, più o meno sempre si troverà in menù il cremoso di parmigiano reggiano (in foto), cavallo di battaglia dello chef e delizia per il palato per chi mangia da Alchemilla. Ad accompagnarlo degnamente, un ottimo pane fatto in casa di farina di kamut e farina di manitoba.
Poi a noi è capitata un'insalatina con un abbinamento strano: filetto di spigola e polpettina di cinta senese, laddove la polpettina era fantastica e la spigola ci perdeva un po' nel confronto. Quindi un risotto alla milanese con cacao amaro (peccato fosse pochino, perché era proprio buono). Uno scottadito di maiale nero davvero delicato; una tagliata di vitello dalla cottura al sangue perfetta; un uovo poché (cotto a temperatura costante di 62°) con sfogliette di carciofi alla giudia fritti. Infine il dolce, di cui non ricordo il nome, ma il concetto era che sotto c'era una base di torta al cioccolato e sopra un semifreddo alla crema: era accompagnato da vari fronzoli, come una cucchiaiata di marmellata alle olive e germogli di un'erba strana e un po' piccante, ma il risultato era strepitoso.
La carta dei vini è un po' risicata. Ci hanno detto che è in ristampa, ma bisogna vedere se migliorerà in maniera sensibile o meno.
Il prezzo di tutto il menù, non l'avevo ancora detto, è di 36 euro... Non pochissimo, ma neanche troppo per un'offerta di questo livello e per la posizione centrale.

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