Una breve gita in Toscana che si è rivelata una scoperta. Per prima cosa, sosta a Firenze per aspettare gli amici che ci dovevano "raccattare" e portare all'agriturismo a Greve in Chianti. Nell'attesa, perché non concedersi uno spuntino? E soprattutto, dove trovare un buon panino col lampredotto? E se un tempo si chiedeva l'aiuto del pubblico, oggi viene in aiuto la tecnologia. Breve ricerca su internet con i potenti mezzi della tecnica a nostra disposizione e subito il responso: il NERBONE.
Arriviamo quindi al Mercato di San Lorenzo, dove ha sede il Nerbone, e ci stupiamo per la simpatica location che abbiamo trovato: un vecchio mercato rionale interamente dedicato al cibo. Dai negozi che vendono prodotti tipici (un po' ammiccanti per turisti) alle bancarelle più dedicate alla gente del posto (fruttaroli, pescivendoli...). E poi il Nerbone, che è una specie di fast-food alla toscana. Pochi tavoli e un bancone dove si confezionano panini espressi rigorosamente con la "ciccia", cioè la carne, sia essa bollita o in porchetta o arrosto. E qui il panino col lampredotto è d'obbligo, anche se il paninetto con l'arrosto ben unto da tutti e due i lati nell'olio di cottura non è niente male... Ma non mancano i primi e i secondi, le insalate e, perché no, i tozzetti da mangiare col vinsanto.
Ma non è finita... Dopo il nostro soggiorno a Greve, per due giorni in un agriturismo dove si è davvero isolati dal mondo e che non a caso si chiama Rifugium, ci siamo concessi una sosta gastronomica prima di affrontare il viaggio. E dove siamo andati? Naturalmente dal Nerbone, l'originale sulla piazza principale di Greve in Chianti, sotto gli occhi di Giovanni da Verrazzano.
Qui il lampredotto e il bollito non si servono col panino, ma in terrine di coccio fumanti. Certo non proprio estive... A parte questo, bastavano già i copiosi antipasti: dal taglierone di salumi a quello di formaggi, dal fantastico crostino di fegatini di pollo a quello di poppa (avete capito bene, di poppa, cioè di mammella di mucca). Da urlo in particolare la finocchiona, talmente morbida che le fette si sfaldavano, e un pecorino nero rivestito di carbone vegetale. Ottima anche la pappa al pomodoro, peccato che fosse bollente anche quella. Per finire un assaggio di crema al mascarpone condita con gocce di mosto cotto: un abbinamento davvero gradevole e da ripetere.
Come è da ripetere l'avventura nel Chianti. Non a caso è uno dei luoghi più apprezzati in tutto il mondo, fresco anche d'estate e verde da bruciare gli occhi.
sabato 10 luglio 2010
Nerbone a Firenze vuol dire lampredotto
martedì 6 luglio 2010
La fraschetta n.1 di Ariccia: l'Aricciarola
Con qualche giorno di ritardo vi racconto una bellissima gita fuori porta che mi sono concessa sabato scorso con delle amiche che mi sono venute a trovare a Roma. Come tradizione comanda siamo andate a li Castelli... Ariccia per la precisione... Per noi è tappa fissa per concederci una boccata di ossigeno e una mangiata di tutto rispetto. Questa volta, però, ci siamo perfino mantenuti.
Per prima cosa siamo andati di sabato e non di domenica come facciamo di solito. Poi avevamo prenotato, tanto per star sicuri di trovare posto nella nostra fraschetta preferita: l'Aricciarola. In realtà, non ce n'era molto bisogno, ma almeno abbiamo conquistato un posto d'onore fuori, con vista parcheggio.
Premesso che ad Ariccia ci siamo arrivati a piedi e non sto scherzando... Siamo arrivati con il bus di linea fino ad Albano, poi ad Ariccia a piedi (che sono circa 2 km). Quindi sosta davanti alla chiesa per aspettare l'uscita di una sposa sconosciuta ma decisamente pittoresca (tale Maruska, dai capelli gialli e acconciatura anni Ottanta scelta su un catalogo di video di Madonna)...
Infine, abbastanza stanchi, ci siamo riuniti davanti agli scacchi della tovaglia dell'Aricciarola. Io e Giampiero, "padroni di casa" abbiamo mandato le ragazze a controllare al bancone che cosa preferivano e abbiamo composto il nostro vassoio: mozzarelle, ricottine fresche, prosciutto, coppiette di cavallo, salamini di cinghiale, rotolini di mozzarella ripieni di ricotta e noci, patate al forno e naturalmente porchetta (con esplicita richiesta di selezionare le parti croccanti della pelle). Probabilmente dimentico anche qualcosa, comunque per farla breve la forza di questo posto è che il piatto lo componi tu, in base a quello che offre la giornata. Di domenica, però, si tende a fare dei vassoi esagerati per il terrore di doversi rialzare e rifare la fila. Di sabato invece è tutto più semplice e si può fare il ragionamento del "se ne voglio altro torno dopo".
A dir la verità eravamo talmente pieni che non ci siamo rialzati a chiedere altro cibo. Non ce la potevamo fare, anche grazie alle copiose sorsate di Romanella, il vinello frizzantino che si spaccia ai castelli (di solito con il dolce, ma noi volevamo qualcosa di fresco).
E quindi tutti in piedi e di nuovo in giro a fare i turisti ai castelli... Di nuovo ad Albano a piedi e prolungamento verso Castel Gandolfo, sempre a piedi. Per digerire...
Ma a tornare a Roma non ce l'abbiamo fatta ad andare a piedi!
Per prima cosa siamo andati di sabato e non di domenica come facciamo di solito. Poi avevamo prenotato, tanto per star sicuri di trovare posto nella nostra fraschetta preferita: l'Aricciarola. In realtà, non ce n'era molto bisogno, ma almeno abbiamo conquistato un posto d'onore fuori, con vista parcheggio.
Premesso che ad Ariccia ci siamo arrivati a piedi e non sto scherzando... Siamo arrivati con il bus di linea fino ad Albano, poi ad Ariccia a piedi (che sono circa 2 km). Quindi sosta davanti alla chiesa per aspettare l'uscita di una sposa sconosciuta ma decisamente pittoresca (tale Maruska, dai capelli gialli e acconciatura anni Ottanta scelta su un catalogo di video di Madonna)...
Infine, abbastanza stanchi, ci siamo riuniti davanti agli scacchi della tovaglia dell'Aricciarola. Io e Giampiero, "padroni di casa" abbiamo mandato le ragazze a controllare al bancone che cosa preferivano e abbiamo composto il nostro vassoio: mozzarelle, ricottine fresche, prosciutto, coppiette di cavallo, salamini di cinghiale, rotolini di mozzarella ripieni di ricotta e noci, patate al forno e naturalmente porchetta (con esplicita richiesta di selezionare le parti croccanti della pelle). Probabilmente dimentico anche qualcosa, comunque per farla breve la forza di questo posto è che il piatto lo componi tu, in base a quello che offre la giornata. Di domenica, però, si tende a fare dei vassoi esagerati per il terrore di doversi rialzare e rifare la fila. Di sabato invece è tutto più semplice e si può fare il ragionamento del "se ne voglio altro torno dopo".
A dir la verità eravamo talmente pieni che non ci siamo rialzati a chiedere altro cibo. Non ce la potevamo fare, anche grazie alle copiose sorsate di Romanella, il vinello frizzantino che si spaccia ai castelli (di solito con il dolce, ma noi volevamo qualcosa di fresco).
E quindi tutti in piedi e di nuovo in giro a fare i turisti ai castelli... Di nuovo ad Albano a piedi e prolungamento verso Castel Gandolfo, sempre a piedi. Per digerire...
Ma a tornare a Roma non ce l'abbiamo fatta ad andare a piedi!
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